Aristide, il wine blog di Giampiero Nadali

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La missione impossibile di Marco Buvoli

Calici in attesa: Buvoli Spumante Brut Metodo Classico Rosé

Opificio del Pinot Nero è marchio alquanto originale che vuole richiamare pratiche artigianali, o persino alchemiche o esoteriche. Di fatto, si tratta dell'hobby di un imprenditore vicentino - Marco Buvoli - fattosi vera e propria attività agricola e vitivinicola, che da un gioco riservato a sé e alcuni amici, ha deciso nel 2009 di uscire dall'ombra e affrontare il mercato.

Restiamo alle sue stesse parole per ricavare una prima definizione:

Marco Buvoli

"Opificio è il luogo in cui l’artigiano riflette, crea e costruisce: è la sua officina, il suo laboratorio. L’opificio di Marco Buvoli è la sua piccola cantina, che lui chiama laboratorio creativo. È questo il luogo dove vengono pensati i suoi vini, dove Marco esprime al meglio la sua ricerca del “pinot nero perfetto”. Nel suo laboratorio, pieno di piccole botti, tini in rovere e vasche d’acciaio, Marco sperimenta varie tecniche di vinificazione che verranno poi applicate alla produzione vera e propria, nelle cantine dei suoi amici d’avventura".

Gli ho fatto visita con un gruppo di entusiasti amici sommelier di AIS Veneto. E posso confermare: il personaggio si è preso una cotta memorabile per il Pinot Nero, il più prestigioso tra i vitigni del mondo (primato condiviso con il Riesling tra i bianchi), ma anche il più difficile ed esigente da allevare e poi vinificare. Queste caratteristiche non hanno impedito al Pinot Nero di viaggiare in lungo e in largo per il pianeta, al di fuori della regione eletta alle sue origini, la Borgogna. Lo troviamo prodotto con una buona reputazione sia in aree dal clima continentale (Jura, alcune zone della Germania come il Pfalz, Svizzera e Canada), o di bassa latitudine (Nuova Zelanda, Tasmania, Patagonia e Bìo Bìo in Cile), o di alta altitudine (Alto Adige, Val di Cembra e Valle dei Ronchi in Trentino), o zone marittime rinfrescate dall'influenza di oceani e mari (Oregon, Sonoma, Carneros, Monterey, Costa Centrale della California, alcune regioni emergenti della costa in Cile, e parti di Victoria e Tasmania in Australia, e pure in Italia con un paio di micro-realtà come il Pinot Nero del Friuli Venezia Giulia o di Fattoria Mancini a Pesaro nelle Marche).

E, dalla fine degli anni '90, potete aggiungere alla lista Gambugliano, Vicenza.

O meglio, da questa sede della cantina artigianale di Buvoli (un garage doppio, direi), sono stati impiantati cloni provenienti dalla Borgogna e dalla Champagne in due vigneti di circa un ettaro e mezzo ciascuno in località Costabissara (poco distante) e Sarego (Colli Berici). Marco Buvoli ci assicura che entrambi i vigneti sono esposti verso Est per garantire un'insolazione la più dolce possibile, ed entrambi sono condotti alla maniera bio-dinamica, ma in assenza di certificazioni specifiche.

Passione, ricerca, viaggi nelle regioni d'origine, bottiglie preziose aperte e conservate come obiettivi ideali da perseguire e ricordare nei momenti di incertezza, mezzi e risparmi, tempo: nulla è stato risparmiato per realizzare un sogno a Gambugliano, diciamolo pure, improbabile sito dal quale dirigere la missione del Pinot Nero in queste terre da "Veneto IGT".
La "missione impossibile" di Marco Buvoli.

Eppure, potrebbe farcela.

La vigna del Syrah, l'unico vitigno "estraneo"...

Considerate che un quindicina d'anni circa d'esperienza nel produrre "metodo classico" sono nulla. Perché qui siamo al vertice assoluto della tecnica enologica, con tutto ciò che necessita a livello agronomico, aggiungete anche i vincoli della conduzione "bio-qualcosa" nelle annate difficili, insieme al vitigno più delicato e complesso da allevare e trasformare, e ottenete gli ingredienti per poderosi mal di testa e una curva cognitiva al massimo della complessità.

Scontate tutte queste difficoltà, i risultati oggi sono senz'altro incoraggianti. Dicevo che Buvoli alleva solamente Pinot Nero (a parte qualche migliaio di metri di Syrah al fianco della cantina) e quindi troverete solo due tipi di vini:

  • Spumante Metodo Classico
  • Pinot Nero rosso fermo

Noi abbiamo avuto la fortuna di assaggiare i seguenti:

  • Buvoli Spumante Brut Metodo Classico Rosé
    Naso sottile per questo rosé saignant per tre anni sui lieviti, dal rosé molto orange... Per fortuna l'acidità è elevata, di media persistenza, perfetto per il tutto pasto.
  • Buvoli "Quattro" Spumante Brut  Metodo Classico
    "Quattro" significa che il vino sosta per 4 anni sui lieviti (e così segnalano tutti i numeri nelle rispettive etichette degli altri prodotti). E' il vino a maggior tiratura della cantina. Sapido, di media freschezza e lunghezza. Gradevolissimo e di facile beva.
  • Buvoli "Cinque" Spumante Pas Dosé  Metodo Classico
    5 anni sui lieviti e pas dosé. Bel fronte aromatico nel naso e soprattutto al gusto, anche se 5 anni dovrebbero garantire un'esplosione gustativa del Pinot Nero, che qui non è pienamente evidente.
  • Buvoli "10 e mezzo" Spumante Extra Brut  Metodo Classico
    126 mesi (luglio 2016) sui lieviti, ossidazione ben controllata, evoluto ma ancora molto vivo, molto interessante ma non per tutti.
  • Buvoli Pinot Nero 2013
    Ancora non sul mercato. Naso in linea perfetta con il vitigno, come anche il colore di bella trasparenza, solo un po' caldo al gusto, anche se l'alcol è a 13% vol. Acidità importante, buona la persistenza, c'è un leggero sentore "verde", mi lascia l'impressione di una maturità non ideale e piena alla vendemmia. Per l'eleganza c'è ancora da limare qualche asperità.

Concludendo, formulerò a Marco Buvoli anche qui l'auspicio fattogli di persona: è un produttore da seguire, così come l'evoluzione dei suoi prodotti nel tempo a venire. La passione coniugata alla sana follia di accettare missioni impossibili, ci rendono il personaggio molto interessante e promettente.

Non ci perderemo di vista.

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A seguire, alcune immagini della visita: