Aristide, il wine blog di Giampiero Nadali

View Original

Dubbi anti-proibizionisti

"Di fronte al vino un medico pensa subito alla patologia a esso correlata piuttosto che agli effetti benefici. (...) Il vino è una droga e come tale va evitato, questo il pensiero più diffuso. (...) Negli USA (...) persiste un atteggiamento erede della filosofia proibizionista e puritana che ha caratterizzato i primi decenni del secolo scorso. Se da una parte pure qui si riconoscono (come negarli?) gli effetti salutari del consumo moderato di vino, la paura dell'abuso è tale che il comportamento delle istituzioni mediche nazionali può essere riassunto in questa loro significativa affermazione: «Il vino fa bene, ma se non sei bevitore non cominciare»...".

"Atteggiamento molto pilatesco e quanto mai illogico. Sarebbe come dire: «L'attività fisica è salutare, ma se non sei uno sportivo non cominciare!». Tutto ciò per paura di quel 3-5% di bevitori che possono diventare alcolisti. Indubbiamente la possibilità di abuso è sempre presente, ma quale farmaco non presenta effetti collaterali? Forse che l'Aspirina non è prescritta a causa della sua possibilità di dare sanguinamento gastrico? O vogliamo forse abolire i benefici che da un regolare consumo di vino potrebbero avere 95 persone per la paura dei danni che potrebbero manifestare le altre 5?
E' peraltro noto che non è la sostanza che spinge ll'abuso, e ciò vale per qualunque droga, ma più profondi disturbi psichici che nella sostanza trovano un lenimento, una «cura» seppure effimera. Siamo sicuri che in totale assenza di alcol questo 5% destinato a diventare alcolizzato non si rivolga ad altre droghe o agli psicofarmaci? Negando loro il vino stiamo facendo realmente la cosa giusta?
".

Tratto da: Andrea Andreotti, "Vino e Salute - Prescrizioni e pareri di un medico sommelier", Il Sole 24 ORE Edagricole, 2005.