Aristide, il wine blog di Giampiero Nadali

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Mercato USA, crescono i vini italiani

Pubblicati i dati  sulle importazioni di vino negli USA nel 1.o trimestre di quest'anno. Secondo le elaborazioni effettuate da ISMEA, Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, le nostre esportazioni sono cresciute su base annua del +5,2% in quantità (466mila ettolitri l'ammontare totale) e del +10,2 in valore (226 milioni di dollari, circa 174 milioni di euro, l'ammontare totale).

Secondo la Coldiretti si tratta di "...un risultato incoraggiante per laprincipale voce dell'export agroalimentare nazionale (...). Nello stesso periodo è rallentata la tumultuosa crescita delle esportazioni di vini australiani negli States che comunque aumentano in valore del 6% mentre anche la Francia dopo la grave debacle fatta registrare nel 2004 (-20%) inverte la tendenza e incrementa la propria presenza con un +9% in valore. Il risultato finale è - rileva la Coldiretti - una crescita complessiva del mercato statunitense dei vini importati pari in valore al 13% e una conferma delle grandi potenzialità" (qui il testo del comunicato Coldiretti).

Grazie a questi dati, l'Italia è il primo paese esportatore sul mercato USA, il mercato più importante del Nuovo Mondo.

Ci piace accostare questa notizia positiva alle recenti dichiarazioni di Gianni Zonin, il più grande produttore vitivinicolo italiano. In una intervista a WineNews.it Zonin parla della necessità di una sorta di "Piano Marshall" per rilanciare il mercato del vino e sostenere le imprese.

Per Zonin, sono quattro le leve sulle quali agire: "l’abbattimento dell’Iva al 10%, un’iniziativa internazionale per costringere i Paesi emergenti ad adottare il nostro sistema di garanzia verso il consumatore ed il nostro codice normativo sulla produzione vitivinicola, un’azione di contenimento dei prezzi al consumo, che deve partire dai produttori ma che riguarda tutta la filiera del vino, ed infine una forte iniziativa promozionale per incrementare i consumi".

La riduzione dell'Iva non funzionerebbe, come è storicamente provato dalle rare riduzioni di questa imposta in Italia: oggi come in passato il 10% di riduzione verrebbe "assorbito" dai produttori e dalla distribuzione con effetti inavvertibili dal consumatore.

Sul calo dei consumi di vino al di sotto dei 50 litri pro capite, indagheremo sulle cause. Se tra queste cause si dovesse individuare il notevole aumento dei prezzi, i produttori e - soprattutto - la catena di intermediazione tra loro ed i consumatori finali sono i principali responsabili di questa situazione.

Siamo invece d'accordo con Zonin sugli aspetti della promozione e, preferiamo chiamarlo, del marketing del vino-prodotto, del vino-sistema e del vino-territorio.