Aristide, il wine blog di Giampiero Nadali

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BioQualiVino, confronto sulle prospettive di regolamentazione del "bio"

BioQualiVino 2009 convegno_1 "Vino Bio: no grazie". Ecco come passare un sereno pomeriggio nella principale rassegna italiana dedicata all'alimentazione ricavata da agricoltura biologica. Questo era il titolo del convegno (provocatorio o contraddittorio?) scelto da Fabrizio Penna, ottimo direttore di Enotime e ideatore del padiglione "BioQualiVino" all'interno del Sana (Salone Internazionale del naturale), presso la Fiera di Bologna. Qui, 55 produttori aderenti alle sei associazioni porta-bandiera della filosofia "bio", si sono riuniti in uno stand collettivo dedicato al "vino naturale" [il corsivo e virgolettato viene qui ribadito dopo il mio post precedente].

Comincio col dire che raramente capita di partecipare a degustazioni collettive così ben organizzate. Bicchieri, catalogo dei vini e delle aziende, descrizioni, glacette sempre fresche, self-service senza sommelier, qualche buona proposta gastronomica a supporto della resistenza del visitatore, piccola enoteca per acquistare i vini esposti. Tutto ben curato, complimenti.

E, soprattutto, 97 bottiglie rappresentanti una buona campionatura del vino "naturale" italico.

BioQualiVino 2009 convegno_2 Il convegno, come tanti convegni del Bel Paese, si è risolto in una disputa verbale tra il "malcapitato" funzionario del Ministero delle Politiche Agricole, Teresa De Matthaeis, e Cristina Micheloni, coordinatrice del progetto di ricerca internazionale “Orwine - Organic viticulture and wine-making”, da una parte; dall'altra, i rappresentanti dei produttori associati, in particolare Giampiero Bea, Angiolino Maule, e Andrea Zanfei tra quelli più in evidenza.

Proviamo a sintetizzare: l'Unione Europea vorrebbe dare al vino da uve da agricoltura biologica una veste "legale", con una regolamentazione apposita. Il settore "bio" è regolamentato in Europa dal 1991, ma il vino ne è stato esonerato [non che al mondo del vino manchino regolamentazioni, sia ben chiaro: la stessa OCM Vino di recentissima introduzione ha cambiato notevolmente lo scenario dei regolamenti].

Essendo la Commissione UE un aggregato di governi, sono questi stessi che cercano di proporre uno schema di regolamentazione. Il progetto internazionale Orwine, appena conclusosi, ha cercato di raccogliere dati e informazioni sui mercati (produzione e consumo) per suggerire agli organi di regolamentazione le linee da seguire. Sì è così avviata una procedura burocratica, fatta di ricerche e consultazioni, che porterà ad avviare la negoziazione per varare questa regolamentazione.

Nelle parole di Cristina Micheloni, il progetto Orwine ha tratto le seguenti conclusioni:

  • La maggior parte dei produttori e degli operatori desidera avere una normativa europea sul vino biologico che definisca chiaramente la sua identità
;
  • I consumatori sono attratti dal concetto del “biologico”, ma c’è scarsa conoscenza delle sue peculiarità rispetto al vino convenzionale
;
  • Il vino biologico è in competizione con il vino convenzionale sul mercato, per cui la sua qualità deve essere almeno comparabile
;
  • Una normativa a "zero-input" (per esempio la proibizione di tutti gli additivi ed i coadiuvanti di vinificazione) esporrebbe molti produttori ad un rischio commerciale non accettabile
;
  • È possibile ridurre drasticamente l’impiego di additivi chimici attraverso l’applicazione coerente di tecnologie a basso impatto (ad esempio uso di strumenti biologici, gestione di ossigeno e temperatura, trattamenti di tipo fisico).

[Per chi volesse approfondire, ecco il documento ufficiale "Final ORWINE Recommendation for EU Rules on Organic Wine"]

Partendo da queste basi è stata istituita una formale consultazione on-line sul sito Orwine rivolta a produttori, consumatori ed addetti ai lavori per valutare i principali “punti sensibili” del problema, cioè:

  • limitare i tenori di solforosa totale a livelli inferiori a quelli del vino convenzionale;

  • proibire l’uso di additivi che sono considerati non adatti alla produzione di vino biologico e costituire una lista positiva degli additivi e dei coadiuvanti;

  • limitare l’impiego degli additivi e delle pratiche che possono influire sull’espressione varietale e di territorio.

Insomma, i punti di principale discussione riguardano soprattutto la vinificazione. Sarà bene ricordare ai lettori che le pratiche enologiche ammesse nella UE sono poco meno di 120, e l'attenzione dei produttori di vini "artigianal-bio-naturali" è focalizzata sulla riduzione e/o mancato ricorso a determinate pratiche enologiche ritenute dannose per l'integrità del vino.

Giampiero Bea Bene, tutti questi sforzi delle autorità politico-burocratiche incontrano lo scetticismo (a esser teneri) di questi produttori. Innanzi tutto, si imputa la mancata consultazione con alcuna delle sei associazioni qui presenti (La Renaissance du Terroir, Triple A, Vini Veri, VinNatur, Vini d’Artigianato e Vintesa). Poi si imputa ai governi schemi di tassazione onerosa, complicazioni burocratiche, che alzano i costi e non semplificano la comprensione del valore del vino "bio" certificato. Nelle parole di Giampiero Bea: "voi (...) fate danno alle produzioni naturali (...) siamo arrivati al paradosso che il consumatore cerca il vino bio non certificato". O Angiolino Maule: "è troppa la distanza tra i propugnatori del vino naturale e i legislatori che lo vogliono equiparare al vino chimico industriale".

Sulla questione della solforosa, dopo un'ora di circonvoluzioni ministeriali sulla definizione da indicare in etichetta, è arrivata da un produttore una proposta sensata: "basta compromessi, indichiamo in etichetta la quantità di solforosa (o solfiti) presente nel vino".

E infine, per bocca di Andrea Zanfei: "considerata la missione che svolge anche per la collettività, il produttore «bio» non paghi nulla per la certificazione, mentre il produttore «industriale» venga tassato. La tassa venga poi capitalizzata per reinvestire sulla riconversione del territorio. La tassa non si paga più se il produttore «industriale» si converte al «bio»".

Il cronista si ferma qui. Nel prossimo post parlerò dei vini degustati e, successivamente, qualche riflessione più generale.

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Le foto di questo post:
- in apertura il tavolo dei relatori, a seguire una panoramica, per finire Giampiero Bea durante uno dei suoi interventi.