Aristide, il wine blog di Giampiero Nadali

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Terroir Amarone, varato il social network

Marogne Valpolicella Terroir Amarone: potrebbe sembrare un ossimoro. Parlare di terroir per uno dei vini più "tecnici", dove gli effetti dell'appassimento delle uve della Valpolicella (Corvina, Rondinella, Molinara e altre ancora) sembrano coprire livellando i valori espressi dai numerosi territori di questa preziosa regione del vino.
La "manipolazione" produttiva dell'Amarone è seconda solamente a quella dello Champagne: eppure, da quando si è cominciato a riscoprire lo Champagne dei tanti vignaioli, delle tante aziende a filiera completa che trasformano esclusivamente le proprie uve da vigneti o colline ben identificate, nessuno osa più mettere in discussione i terroir della Champagne.

Qualche tempo fa, dopo una serata di degustazione di Amarone di quattro produttori "arrivati" (leggere qui: "Non basta un poker di Amarone per vincere la partita dello stile"), è nata la voglia di fare qualcosa, di aprire il dibattito illuminando meglio la scena. E' una scena ricca, con giovani produttori che guidano aziende che non fanno (ancora) vini di "volume", che non appassiscono tutto quello che gli cresce tra i piedi, che si costruiscono o restaurano le marogne (i classici muretti di pietra "a secco" dei terrazzamenti) manco fossero i muri dei loro salotti di casa.
Tra i commenti di questo blog, in particolare con Max Perbellini [blog: Wineplanet.it] ed Elisabetta Tosi [blog: VinoPigro], ha preso forma l'idea di coinvolgere altri amici blogger veronesi come Maria Grazia Melegari [blog: Soavemente...] e Angelo Peretti [blog: BarDoc, un blog per il Bardolino], per smuovere un po' le acque coinvolgendo produttori, consumatori, giornalisti e scrittori di vino.

Per questo motivo ci è venuto in mente di "osare" contro certe convenzioni che si stanno consolidando, cercando un esperimento nuovo per aprire la discussione e focalizzare l'attenzione di tutti sul territorio dell'Amarone:

  1. mettere in evidenza i tanti vignaioli che lavorano le proprie uve su terreni vocati, magari in cru identificabili dal consumatore, perchè esplicitamente dichiarati dal produttore, o "scoperti" dai tanti viaggiatori o attraverso l'uso della geo-referenziazione (mappe su Internet);
  2. aprire un luogo di confronto e di scambio di informazioni tra chi produce e chi consuma, qui su Internet, dentro un social network che non sia superficiale come FaceBook.

Se ci riusciremo, con l'aiuto dei liberi partecipanti, faremo anche un po' di informazione "dal basso", mettendo sotto i riflettori questa stupenda terra dell'Amarone.

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