Aristide, il wine blog di Giampiero Nadali

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Gli italiani amano il Valpolicella, speriamo i produttori se lo ricordino

Manaravalpolicella768Gli italiani amano il Valpolicella. Con questa affermazione forte si è sostanzialmente concluso il convegno della filiera vitivinicola convocata a raduno al Palazzo della Gran Guardia di Verona, sabato 11.2, dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella. L'occasione era accoppiata alla Anteprima dell'Amarone 2002, nonchè ad una rassegna del Valpolicella Ripasso, sotto il segno del recente accordo sull'utilizzo del marchio Ripasso.

L'amore degli italiani per il Valpolicella ci è stato rivelato da Enrico Finzi, presidente dell'istituto di ricerche demoscopiche Astra Ricerche, all'interno di una brillante relazione tenuta a braccio e giunta al termine di una lunga mattinata di interventi tecnici e "saluti" delle autorità politiche comunali, provinciali, regionali e nazionali.

Innanzitutto, secondo Finzi, gli italiani prediligono i vini rossi e l'identikit del vino preferito assomiglia molto al Valpolicella: infatti, per la maggioranza degli italiani, il vino ideale dovrebbe essere morbido, rotondo, leggero, digeribile, piacevole. E soprattutto accessibile come prezzo, sano e sicuro nelle sue caratteristiche alimentari (signori, fare vini sani non è darsi un'etica particolare, un'ideologia produttiva o aderire fideisticamente ad una morale "superiore", è semplicemente una richiesta sempre più precisa del mercato).

Secondo i dati emersi dalla ricerca, il consumatore medio di Valpolicella vive nelle province più ricche del Centro-Nord, in prevalenza nelle aree urbane non metropolitane, ha un'età compresa tra i 25 e 44 anni (quella più interessante per il consumo di vino, anche per la capacità di spesa), e (attenzione!) naviga in Internet ed è considerato un forte influenzatore, nel senso che le sue opinioni e scelte fanno tendenza. I 3,6 milioni di italiani che dichiarano di bere Valpolicella, lo consumano a tavola e a casa propria nel 60% dei casi, al ristorante o pizzeria o trattoria nel 36%.

Questa favorevole immagine è turbata da un aspetto che è conseguenza di una carenza più grande: secondo Finzi, il Valpolicella non è adeguatamente sostenuto dai veneti, nella propria regione non gode insomma della stessa popolarità di cui beneficia altrove. La carenza alla quale ci riferiamo si chiama marketing. I produttori della Valpolicella presenti alla Gran Guardia hanno sentito parole "pesanti" dalla bocca di Emilio Pedron, Presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, nonchè Amministratore Delegato del Gruppo Italiano Vini. In una serena disamina della situazione, Pedron la definisce di "difficoltà, non crisi", egli ha messo il dito nella piaga più importante da curare: la scarsissima propensione al marketing delle aziende vitivinicole della Valpolicella. "Non basta più la qualità, occorre investire gli utili considerando il consumatore". Mentre i produttori sembrano "reagire" alle difficoltà del mercato utilizzando solo la leva del prezzo, anzichè "agire" sulla fidelizzazione dei clienti, su processi di rinnovamento del proprio modello di business (meno intermediari più consumatori finali!), su metodi di comunicazione orientati al dialogo con i propri clienti anzichè sprecare denaro sui vetusti cliché delle pubbliche relazioni da anni '80.

Un altro intervento del prof. Eugenio Pomarici, Università di Napoli, dedicato all'analisi dello stato della filiera vitivinicola della Valpolicella, ci ha svelato che il 55% delle aziende non dispone di agenti di commercio per la vendita, il 65% ha un sito Internet, ma solo il 4% pratica la vendita diretta online via strumenti di eCommerce. La propensione e orientamento al mercato sembra essere determinata principalmente dalla dimensione aziendale (il 29% delle aziende è "molto orientata" al mercato, secondo lo studio di Pomarici). A questo si aggiungono una "scarsa attenzione alla difesa dell'integrità del territorio" ed una scarsa coesione di filiera, sia a livello di collaborazione e condivisione del know-how tecnico che della collaborazione commerciale tra i produttori. Ci viene in mente, en-passant, un esempio interessante a proposito di coesione tra produttori: la leva del prezzo rischia di scaricarsi sull'ultimo elemento della catena della filiera, ovvero il produttore di uva; questo indesiderato effetto (capace di influenzare significativamente la qualità in vigna del prodotto a causa della riduzione dei margini di guadagno) va assolutamente evitato e per questo segnalammo nel settembre 2005 questo accordo tra gli operatori della filiera produttiva dell'Asti Spumante e del Moscato d'Asti DOCG, sotto il patrocinio della Regione Piemonte, i quali dopo lunghe trattative siglarono un accordo (definito da molti come "epocale") con l'obiettivo di tutelare il prezzo delle uve (e il reddito dei viticoltori) ed auto-finanziare una campagna di rilancio e promozione del prodotto. Siamo convinti che questa sia una strada utile da percorrere in molte altre filiere vitivinicole italiane, compresa la Valpolicella.

Tornando al marketing, ulteriori spunti per un'agenda di lavoro dedicata al "marketing territoriale" della Valpolicella li ha forniti il Prof. Pietro Berni, Università di Verona, che ha approfondito l'esigenza di avviare e completare la transizione dal modello fondato sulla "Denominazione di origine" ad un modello assai più attuale fondato sul "Paniere di beni e servizi territoriali": in pratica esso presenterebbe "un'offerta composita e complementare di beni e servizi  di comparabile qualità territoriale" in sinergia fra loro e che "il consumatore ricollega alla qualità del territorio beneficiando alla fine di un grado di soddisfazione superiore". Secondo Berni, l'approccio territoriale e quello della qualità possono essere combinati per sintetizzare le strategie del sistema territoriale pubblico e privato da una parte, e cogliere dall'altra l'interesse dei nuovi orientamenti del consumatore, sempre più attento alla fruizione di "prodotti sociali" legati a territori e ad un'ampia gamma di scelte all'interno di essi.

Il "paniere di beni e servizi territoriali" è un'idea suggestiva e moderna. La quale richiederà competenze, soldi, tempo: risorse che tutti considerano piuttosto scarse. Nel frattempo, il favore dei consumatori per il Valpolicella è una grande notizia: signori produttori, cercate di non perdere di vista questo dettaglio...

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Nella foto:
- il manifesto di Milo Manara dedicato al Valpolicella (clicca per ingrandire).