Aristide, il wine blog di Giampiero Nadali

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Villa Favorita della Biodinamica

La manifestazione del Gruppo Vini Veri (vedi nostro precedente articolo qui sotto) tenutasi a Villa Favorita  (Monticello di Fara, Sarego, Vicenza) è decisamente ben riuscita.

La concomitanza del Vinitaly nella vicinissima Verona non ha certo tenuto lontano i visitatori ma, anzi, ha funzionato da sicuro attrattore per questa rassegna dei vini veri, naturali o biodinamici che dir si voglia. Oltre 90 produttori ai banchi di degustazione, una partecipazione internazionale di grande livello soprattutto nei rappresentanti francesi, un livello qualitativo indicativo delle diverse esperienze maturate nelle applicazioni biodinamiche. E non tralasciamo l'ottima organizzazione dell'evento (alla quale vanno i nostri sinceri complimenti), sobria ma attenta a molti dettagli importanti, solamente incapace di assicurarsi la presenza del sole anzichè la fredda e piovosa giornata!

I francesi sono stati tra i primi ad adottare la visione di Rudolf Steiner e dei principi biodinamici.

Nel 1924 il filosofo e scienziato austriaco modellava le fondamenta dell'agricoltura biodinamica, un'ideologia che, nei successivi 80 anni, è diventata una pratica sempre più diffusa tra i vigneti di tutto il mondo.

Ma cosa significa "biodinamico"?

E' un metodo che si fonda sulla premessa che il terreno di una fattoria - così come un vigneto - è un eco-sistema vivente, completo, che si auto-sostiene. Questa premessa è facile da accettare, specialmente per i viti-vinicultori ed enologi convinti che il "terroir" sia il più importante degli ingredienti per fare un grande vino. Questo argomento potrebbe spiegare perchè proprio i francesi siano i più numerosi tra i produttori biodinamici.

Ma nella biodinamica non c'è solo terroir.

La principale ragione a supporto di molti oppositori sta nel fatto che Steiner sosteneva che la salute del vigneto, e le modalità con le quali esso interagisce con il suolo, sia direttamente connessa con le fasi lunari ed il calendario astrologico.

I trattamenti e le preparazioni sono applicati in precisi momenti dell'anno, poichè ogni intervento nella vigna ha la propria stagione. Fino a tempi molto recenti, la biodinamica era considerata una metodologia marginale, dominio di eccentrici "lunatici". A torto o a ragione, questo stereotipo ancora persiste, in quanto le relazioni tra fasi lunari, suolo e stagioni, sono ancora misteriose ed incomprese.

In ogni caso, va rilevato che la lista dei produttori biodinamici nel mondo è una sorta di catalogo "Who's Who" dei migliori vini. Ed alcuni di questi erano presenti tra i più di 90 winemakers di Villa Favorita.

Aristide si è soffermato in particolare presso:

  • Una grande dinastia di produttori (Léonard Humbrecht e la moglie Geneviève Zind entrambi in persona, genitori di Olivier, quest'ultimo molto attivo nella promozione della biodinamica) presentava una selezione dall'annata 2003, una delle più problematiche per la siccità ed il caldo patito dalle uve alsaziane:
    • Riesling "Heimbourg" 2003, un alsaziano ancora giovane ma interessantissimo, molto versatile negli abbinamenti anche a tutto pasto. Score: 86.
    • Pinot Gris "Clos Windsbuhl" 2003, fresco e cremoso, un grandissimo. Score: 95.
    • Gewürtztraminer "Hengst" 2003, floreale, leggermente speziato e ancora giovane. Score: 96.
  • Olivier Humbrecht, diplomato Master of Wine presso la prestigiosa istituzione britannica, non si è seduto sugli allori conquistati dal padre, riuscendo a mantenere una impressionante varietà di grandi vini, provenienti da numerosi piccoli appezzamenti intorno al villaggio di Turkheim, per un totale di circa 30 ettari. Particolare interessante: molti produttori della zona hanno venduto questi terreni per le difficoltà alla lavorazione meccanica, mentre Olivier ha risolto il problema reintroducendo l'impiego dei cavalli. Altra caratteristica della produzione Z.-H. sta nelle rese per ettaro estremamente ridotte: la media si attesta a 35 hl/ha, la metà di quanto previsto dai disciplinari per le rese dei Grand Cru alsaziani. Léonard Humbrecht è sempre stato un sostenitore del principio delle rese ridottissime per lasciare esprimere al vitigno le proprie caratteristiche, ed i risultati eccellenti gli hanno dato ragione.
  • Domaine Weinbach
  • Altro prestigioso alsaziano, impossibile avvicinarsi. Peccato.
  • Domaine Josmeyer
  • Domaine Saint Nicolas
  • Château La Grave, Fronsac
  • Un produttore bordolese "minore" (120 mila bottiglie!) con bottiglie decisamente interessanti.
  • Clos de la Coulée de Serrant
    Nicolas Joly è considerato tra i principali produttori biodinamici in assoluto. La fama della cantina della Loira risale al XII secolo e dal 1980 è stata applicata la biodinamica ai 7 ettari di vigneti. Joly gode di un privilegio particolare, ovvero possedere una delle tre AOC che in Francia siano garantite ad un solo vigneto (gli altri sarebbero Romanee-Conti in Borgogna e Chateau-Grillet nel Rodano).
    • La Coulée 2002 (Chenin Blanc, Score: 92), Le Savennières 2002 (Chenin Blanc, Score: 94), Le Clos de la Bergerie Savennières Roche aux Moines 2002 (Chenin Blanc, Score: 92) sono tre vini complessi, molto caratteristici e ricchi di personalità. Splendidi.
  • Chateau La Grolet
  • Château le Puy
  • Paolo Bea
  • La Biancara Az.Agr.
    Ad Angiolino Maule si deve l'iniziativa di Villa Favorita (ancora complimenti vivissimi). Considerato a ragione tra i leader del movimento biodinamico in Italia, Maule unisce carisma e passione nell'attrarre l'attenzione dei suoi interlocutori. Sarà anche per questo che non siamo riusciti ad avvicinarci al banco di degustazione. In ogni caso, ho un buon ricordo del Masieri Bianco, decisamente un buon vino naturale.
  • Camillo Donati
    Un giovane ed entusiasta viti-vinicultore che applica i principi biodinamici ai suoi 11 ettari di vigna ad Arola, 20 km. a sud di Parma. Ci è sembrato assai consapevole ed attento anche agli aspetti della trasformazione in cantina. Molto buoni i suoi Sauvignon 2003 ed in particolare il Barbera 2003 (Score: 84), contraddistinti da un ottimo rapporto prezzo/qualità. Complimenti.
  • Bartolo Mascarello
    Tocca alla figlia Maria Teresa raccogliere l'eredità del padre Bartolo scomparso di recente. Anche un grande piemontese, ultra-tradizionalista, va quindi annoverato tra i biodinamici. Il suo Barolo 2000 non ci ha emozionato particolarmente. Score: 79.
  • Radikon Az.Agr.

Commento

Aristide dedicherà nei prossimi giorni un primo approfondimento sulla questione della biodinamica. Il nostro naturale scetticismo ci fa accostare con prudenza alla biodinamica e non ci annoveriamo di certo tra le schiere "entusiaste a priori", ma nemmeno tra i "critici per definizione".

Come buona parte della comunità scientifica internazionale, siamo perplessi quando ci indicano la soluzione nella cosmologia (non crediamo tanto agli oroscopi, siamo più disponibili con gli effetti delle fasi lunari), ma possiamo concedere del credito quando constatiamo di persona l'attenzione e la consapevolezza che i viticultori biodinamici mettono nella loro passione di produrre del vino naturale. Tutto ciò che porta ad un miglioramento qualitativo sostanziale del vino nel bicchiere ci sta bene. Se tali pratiche comportano un minore impatto ambientale nel senso di un minore inquinamento dei suoli, della vigna e dell'ambiente circostante, ne siamo sicuramente felici. Se biodinamico vuole dire produrre in vigna un frutto "perfetto" e trasformarlo nella maniera più fedele e pulita, ne siamo estasiati e non cerchiamo altro.

Effettivamente in alcuni bicchieri della manifestazione di Villa Favorita c'erano degli ottimi vini, spesso anche buoni. Su questo piano di valutazione, non c'è dubbio: la biodinamica non impedisce di fare del buon vino.

Ciò che temiamo, in casa nostra, è il "vento della moda" e l'italica faciloneria, superficiale e cinica, la quale, vedasi il fenomeno "bio", è veloce nell'alzare i prezzi (più naturale = più costoso) e lentissima nell'autocertificarsi e nel dimostrare dove risieda l'effettiva qualità.

Ciò che temiamo è una sorta di attrazione fatale per il passato.

A nostro giudizio, il movimento dei sostenitori del Vino Vero, o biodinamico, deve fare la massima attenzione nel comunicare correttamente le proprie intenzioni, legando la passione e il fascino indubbio del vino naturale ad un concetto moderno di produzione viti-vinicola, consapevole che la strada della biodinamica è assai complessa e non priva di limiti, compreso il rischio che si fissi nel consumatore l'idea che il Vino Vero sia un vino fatto alla maniera tradizionale dei nostri nonni.

Aristide non è interessato a bere il "vino del nonno", perchè ritiene che il nonno faceva spesso dei pessimi vini che oggi nessuno si sognerebbe davvero di bere. Aristide vuole bere bene e vuole bere vini moderni ma non "sofisticati". Essere moderni vuol dire essere innanzitutto liberi di scegliere (Kantianamente: nessuno può impormi di bere come pare a lui), e di applicare le nostre migliori conoscenze scientifiche alla comprensione dei danni della chimica sintetica e organica al suolo, alla vigna, all'uva e all'ambiente, ed alle soluzioni che la biodinamica può offrire per bere e vivere meglio.

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Per un primo e parziale approfondimento, ecco la presentazione (file PDF) curata da Claude e Lydia de Bourguignon per il catalogo della manifestazione del Gruppo Vini Veri.