Servizio Pubblico: "Prosecco Sicuro", ecco gli indagati

F_for_fake_orson_welles Torno sulla vicenda della "Operazione Prosecco Sicuro": Prosecco Igt del Veneto e della Marca Trevigiana e Pinot Grigio delle Venezie contraffatti e immessi alla distribuzione da una complessa rete di aziende ed "operatori specializzati". Ancora una volta è Elisabetta Tosi alias Lizzy [blog: VinoPigro] a darne conto con un post sul proprio blog: "Operazione Prosecco Sicuro: gli indagati". Due anni di indagini sono serviti per scoprire in tutto il Nord Italia un'organizzazione dedita alla contraffazione dei vini ed al commercio dei medesimi. Il Corpo Forestale dello Stato e l'Ispettorato Centrale per il Controllo della Qualità dei Prodotti Agroalimentari (detto ICQ), coordinati dalla Procura della Repubblica di Pordenone hanno portato alla luce un giro d'affari illegale di oltre 24 mila ettolitri (l'equivalente di 3,2 milioni di bottiglie da 750 ml.) di vino contraffatto, e sequestrati più di 3.500 ettolitri.

Secondo le fonti di Elisabetta Tosi, sotto l'ipotesi di reato di "frode in commercio nel settore vitivinicolo", sono stati fermati e sono sotto inchiesta i seguenti individui:

  • Corvasce Tommaso (nato a Barletta, BA)
    presunto organizzatore del losco giro di vini contraffatti
  • Tosanotti Antonio (di Montebello della Battaglia, PV)
  • Ciani Alfeo ( di Faenza, RA)
  • Lovat Alessio (di Conegliano, TV)
  • Barbieri Chiara Maria (di Massa)
  • Minno Gaetano (di Cisternino, BR)
  • Marcheselli Clearco (di Bologna)

I nomi di questi individui dicono poco. A meno di conoscere personalmente le persone indagate, non è possibile risalire alle aziende. Elisabetta Tosi ricostruisce così il meccanismo della contraffazione organizzata:

"...i signori suddetti avevano messo in piedi un’organizzazione che si avvaleva di società costituite ad hoc le quali effettuavano, solo sulla carta, (cioè documentalmente), vendite di vini con false attribuzioni sia dell’indicazione IGT, sia di quella varietale “pinot grigio” e “prosecco”; tali vendite fittizie venivano fatte ad altre ditte, che usavano la falsa documentazione commerciale proveniente dalle prime per spacciare come pregiati "Pinot Grigio" e "Prosecco" del Veneto un non meglio identificato vino da tavola bianco.

L'organizzazione funzionava bene: il presunto capo Tommaso Corvasce reclutava le persone che dovevano rappresentare legalmente le società costituite per compilare i documenti accompagnatori e fiscali fasulli, sceglieva gli autotrasportatori che dovevano provvedere allo scambio dei documenti di accompagnamento del vino in itinere, e individuava anche i titolari di cantine (già attive) che, avvalendosi della falsa documentazione accompagnatoria, costituivano dei carichi contabili fittizi di Prosecco e Pinot grigio Igt, nei quali veniva magicamente trasformato del comune vino bianco. Ultimo passaggio, venivano coinvolte anche cantine che dovevano provvedere alla distribuzione del prodotto contraffatto sia in Italia che all'estero.

Gli altri indagati collaboravano con Corvasce in vari modi: c'era chi costituiva società fantasma come I Mulini, la cui unica attività era l’emissione di documentazione accompagnatoria e fiscale relativa a vini di qualità (Prosecco e Pinot grigio), senza che a tali documenti corrispondessero reali forniture di prodotto, chi si preoccupava di scegliere i collaboratori che compilassero i documenti di accompagnamento, chi procurava all'organizzazione le strutture e le attrezzature necessarie. C'era chi acquistava il vino bianco (di provenienza ignota) da trasformare in Pinot grigio o Prosecco, e chi si occupava di far distribuire il prodotto (fasullo) finito".

Sono disponibili i nomi di una dozzina di aziende "vittime" della truffa, ovvero avrebbero acquistato vino contraffatto (senza esserne a conoscenza, ne sono certo), e poi imbottigliato, etichettato e venduto sotto le denominazioni "Prosecco Igt del Veneto e della Marca Trevigiana" e "Pinot Grigio delle Venezie". Ecco i nomi:

  • Banear Scarl - Treppo Grande (UD)
  • Beringer - Mercatale Val di Pesa (FI)
  • Gallo Vineyards - USA
  • La Sociale s.u.r.l. - Brisighella (RA)
  • Le Rive Az. Agricola - Ponte di Piave (TV)
  • Nuova Commerciale - Ovada (AL)
  • Rossetti Srl - Cerreto Guidi (FI)
  • Schenk Italia Srl - Ora (BZ)
  • Sektkellerei Schloss - Germania
  • Sektkellerei Herres - Germania
  • Terrazze della Luna - Trento
  • Vedovato Mario - Trebaseleghe (PD)
  • Vive Srl - Azzano X (PN)

Ripeto, si tratta di aziende che sono state coinvolte a loro insaputa nello smercio di vino contraffatto. Presso alcune sedi di queste aziende sono stati sequestrati dagli inquirenti quantitativi non banali di Prosecco e Pinot Grigio.

Perché, nell'indifferenza degli organi di informazione tradizionali e di settore, ci prendiamo la briga di diffondere ulteriori dettagli sull'azione di repressione svolta dalle Autorità di controllo? Perché ci sembra che il fenomeno vada documentato, che l'informazione sul vino non sia soltanto quella del tale VIP che beve il tale vino, la tale azienda che si rifà la cantina col tale architetto, ecc. Insomma, viviamo in uno dei paesi maggiormente normati, dove ad ogni nuova emergenza eccoti il politico pronto a varare nuove norme "più restrittive", ma scarsamente sanzionabili. Aumentano le leggi, ma non i "poliziotti" per farle rispettare. Viviamo in quel mondo di favola, dove un'azienda onesta acquista partite di vino in cisterna e con pile di carte e certificati (falsi) al seguito, in ossequio a leggi e leggine, ma dove nessuno degusta o fa analizzare il vino che compra, evidentemente.

Ricordate quando noi wine blogger lanciammo il Vino dei Blogger #2 sul Chianti DOCG da hard discount? Si parlò di Chianti DOCG a prezzi inferiori ai €2,00. Allora mi chiedevo come facessero "vini simili a superare le valutazioni delle commissioni d'assaggio delle rispettive Camere di Commercio". Vini che non avevano nulla di tipico o che richiamassero alla memoria un Chianti, come facevano ad essere dotati della fascetta DOCG?

E questi Prosecco e Pinot Grigio? Un giro da 3,2 milioni di bottiglie! Non vi basta, signori, per essere un tantino preoccupati? Certo, siamo tutti onesti. Ci mancherebbe. Ma come fare a non osservare che tutta questa contraffazione ha evidentemente un mercato? Perchè prendersi la briga di falsificare montagne di documenti, mettere in piedi una rete di prestanome, autotrasportatori, titolari di cantine, ecc. senza avere dei potenziali clienti? O sono tutti dei fessi conclamati i buyer della cantine "vittime" cadute nella truffa? Mi pare fosse Totò che diceva che per "ogni furbo ci stanno sempre almeno due fessi...". Sarà anche così. Ma forse, non c'è anche un "mercato nero" sempre disposto ad acquistare partite di vino da riciclare sotto etichette di maggior prestigio? Evidentemente è così.

Ora vorremmo sapere sotto quali etichette venivano smerciati questi vini. Così, tanto per non comprarli. Così, tanto per informare il pubblico dei consumatori. Magari, hai visto mai, qualcuno tra le aziende la fuori si doterà degli strumenti di analisi per verificare la provenienza dei vini, magari verrà fatto fare qualche corso di degustazione o di analisi sensoriale ai propri buyer. Magari.

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La foto di questo post:
- vi ripropongo Orson Welles nel film documentario "F for Fake" (F come Falso).

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